SCULTURA NELL’EPOCA DELLA DEMATERIALIZZAZIONE DELL’ARTE

Un’importante collaborazione all’insegna della promozione culturale, quella con L’Università di Parma, che ha permesso di mandare in scena il convegno Scultura nell’epoca della dematerializzazione dell’arte. Gli elementi costitutivi della scultura e dell’arte, da immanenti a trascendenti, nel momento in cui i significati tradizionali implodono e i pieni diventano vuoti, la materia luce proiettata, le presenze assenze, i materiali corpi. Questo il fil rouge dell’evento, organizzato in collaborazione con il dipartimento DUSIC e l’Unità di arte e spettacolo.

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Scultura nell’epoca della dematerializzazione dell’arte

a cura di Cristina Casero e Davide Colombo

8-9 novembre 2018
h. 10.00-18.00
Aula Magna, Via dell’Università 12, Parma

“ ‘Scultura’ è un termine che oggi viene abitualmente utilizzato nell’ambito dell’arte contemporanea non solo per le opere realizzate con materiali e tecniche tradizionali, ma anche, in un’accezione ben più vasta, per ogni tipo di lavoro con caratteristiche tridimensionali effettive, dalle costruzioni e assemblaggi di oggetti, dalla installazioni spaziali agli ambienti e agli interventi in contesti esterni”.
Ma cosa succede di fronte a una dematerializzazione dell’arte come condizione e conseguenza delle pratiche concettuali, performative, comportamentali e relazionali? In un’apparente contraddizione, a partire dagli anni Sessanta e Settanta la scultura diventa perno di questa svolta linguistica.
Gli interventi dei relatori affronteranno questioni linguistiche e caratteristiche costitutive che il fare scultura comporta
– materia, oggetto, forma, struttura, spazio, assenza, vuoto – per ragionare sui molteplici aspetti e problemi che il tema porta con sé, secondo una prospettiva teorica e problematica, oppure affondando casi specifici. Si favorirà così un confronto e un’integrazione di punti di vista e approcci metodologici che metta in luce come la “scultura” abbia permesso una riflessione sulle pratiche artistiche, con conseguenze ancora attuali.

Il convegno è stato organizzato grazie ai contributi del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle imprese
culturali – DUSIC, dell’Unità di arte e spettacolo e di Humarker Srl.

Programma del convegno
8 novembre 2018

Mattina:
h. 10.00-10.30 – Saluti
h. 10.30-11.15 – Luca Marchetti (La Sapienza, Roma)
Il non-luogo dell’arte e l’atmosfera di teoria

h. 11.15-12.00 – Riccardo Venturi (Accademia di Francia, Roma)
Pensieri fatti materia. I “Metalli” di Francesco Lo Savio

h. 12.15-12.45 – Alessandra Pioselli (Accademia di Belle Arti di Bergamo)
Gonfiabili, liquidi e aerei. Corpi dissolti di statue nella città

h. 12.45-13.00 – dibattito

Pomeriggio:
h. 14.30-15.15 – Michele Dantini (Università per Stranieri di Perugia)
Pésche meravigliose. Di Lucio Fontana, Piero Manzoni e altro

h. 15.15-16.00 – Kevin McManus (Università Cattolica, Milano)
La scultura del vuoto nell’era virtuale

h. 16.00-16.45 – Elena Volpato (Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Torino)
Sostanza di forma e vuoto. Su alcune opere di scultori italiani tra anni Sessanta e Ottanta

h. 16.45-17.30 – Lara Conte (Roma 3)
Decostruire per ricostruire: autobiografia, racconto e misura nella scultura di Paolo Icaro tra anni
Sessanta e Settanta

h. 17.30-18.00 – dibattito

9 Novembre 2018

Mattina:
h. 10.00-10.45 – Giorgio Zanchetti (Università degli Studi di Milano)
Intorno all’assenza. Una pista per la dematerializzazione della scultura

h. 10.45-11.30 – Roberta Serpolli (Ca’ Foscari, Venezia)
Dal Finish Fetish al Light & Space: (s)materializzare con la luce nel Sud della California tra gli anni
Sessanta e Settanta

h. 11.30-12.15 – Alessandra Acocella (Archivio Luciano Caruso / Università degli Studi di Firenze)
“La città come tempo di spettacolo”: nuove dimensioni della scultura su “Casabella” e “Domus” alla fine degli anni Sessanta

h. 12.15-13.00 – Cristina Casero (Università degli studi di Parma)
La fotografia tra immagine e installazione. Ricerche italiane negli anni Sessanta e Settanta

h. 13.00-13.30 – dibattito

Pomeriggio:
h. 14.30-15.15 – Davide Colombo (Università degli studi di Parma)
Il video come messa in atto della condizione performativa della scultura

h. 15.15-16.00 – Cristina Baldacci (ICI Berlin, Berlino)
Materializzare l’immateriale: le ”on-going actions” di Alexandra Pirici

h. 16.00-16.45 – Roberto Pinto (Università degli Studi di Bologna)
La costruzione di un Parco di sculture nel XXI Secolo. ArtLine a Milano

h. 16.45-17.30 – dibattito

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Locandina dell’evento

Humarker entra a far parte del Clust-ER…

Da pochi giorni Humarker è entrata a far parte del Clust – ER delle Industrie Culturali e creative.


Chi lo organizza? Aster, la società consortile dell’Emilia Romagna per l’innovazione e il trasferimento tecnologico al servizio delle imprese, delle Università e il territorio. I suoi soci sono la Regione Emilia-Romagna, le Università, gli Enti di Ricerca CNR, ENEA, INFN operanti in regione e il sistema camerale.


Si. Ma cos’è precisamente? È un sistema che fa dialogare organizzazioni, fondazioni, università, centri di ricerca, con piccole medie imprese.

L’obiettivo della collaborazione prevede l’accrescimento di una comune identità regionale, nazionale, attraverso l’utilizzo di tecnologie e strumenti per la cultura digitale.

Insieme – parola chiave – possiamo sviluppare modelli di business innovativi, nonché migliorare l’utilizzo di tecnologie e competenze all’avanguardia per la produzione di contenuti multimediali.

La tecnologia diventa, così, un supporto dei beni culturali e dei processi produttivi che integrino design, creatività e saper fare italiano.

L’ambizione del Clust-ER è quella di creare coesione e sinergia lavorativa tra diversi attori con lo scopo di valorizzare il mondo produttivo regionale.


In cosa speriamo noi? A supporto della Regione, ci auguriamo di costruire insieme ad altre realtà territoriali, nuove forme di comunicazione a favore della fruizione di opere d’arte, musei, borghi storici attraverso le nuove tecnologie, sicuri di contribuire a nuovi ritorni economici.

Il nostro lavoro è un modo integrativo e non alternativo di scoprire il territorio culturale circostante che non intende sostituirsi ad altri percorsi classici costruiti, per intenderci, in modo sapiente dai professionisti dell’Arte e del Turismo.

Consapevoli della straordinaria ricchezza del Made in Italy vogliamo essere un aiuto e un ponte tra passato e futuro, preparando le nuove generazioni alla gestione di un lascito così tanto importante

 

Le voci dell’alternanza scuola – lavoro

Continuano le proteste degli studenti nei confronti dell’alternanza scuola – lavoro. L’iniziativa, approvata nel 2015 con la Riforma delle Buona Scuola, prevede 200 ore per i Licei e 400 per gli Istituti Professionali, da svolgere nell’ultimo triennio scolastico in aziende, enti locali, musei, istituzioni pubbliche e private

Fin qui tutto bene se non fosse che – molti studenti e non solo – abbiano denunciato un sistema che, invece di essere un possibile veicolo di opportunità formativa mediante la pratica esperienza lavorativa, si è rivelato – a detta di alcuni studenti manifestanti nelle piazze d’Italia – un puro mezzo di sfruttamento.

Il problema più rilevante è stato riscontrato nei Licei, dove la tempestività dell’iniziativa ha colto impreparate le Scuole nell’organizzazione della stessa ma per risolvere le controversie, è stata presentata pochi giorni fa “La carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza”; un documento che disciplina il progetto e che si pone, l’obbiettivo di tutelare gli studenti, indirizzare gli Istituti ma anche, responsabilizzare le aziende aderenti.

L’alternanza scuola – lavoro è un momento formativo, importante e necessario. Importante perché può concorrere al miglioramento della qualità del nostro sistema scolastico. Necessario perché – mai come oggi – i giovani hanno bisogno di una bussola che li indirizzi verso un panorama di figure professionali molto più complesse di allora.

Foto CC by toa-heftiba

Noi di Humarker, abbiamo chiesto ai nostri studenti dell’Istituto Tecnico “Carlo Emilio Gadda” di Fornovo, che cosa ne pensano dell’alternanza scuola – lavoro. Molti sono concordi nell’affermare che, prima di tutto, l’iniziativa non può prescindere e allontanarsi dall’indirizzo scolastico svolto perché: «non è giusto che – studenti di indirizzo scientifico – entrino in aziende che non hanno nulla a che fare con l’indirizzo della scuola scelto», i ragazzi non vogliono essere inseriti in: «luoghi non coerenti con l’indirizzo scolastico» ma riconoscono positivamente: «la possibilità di imparare certe mansioni in campo lavorativo», «nel lavorare in gruppo, rispettare una consegna data entro una determinato periodo di tempo», nonché la possibilità di approfondire quello che è teorico nel programma scolastico.

C’è ancora molto da fare da parte di tutti gli attori in campo, la stessa Ministra del Miur – Vittoria Fedeli – ha espresso un particolare impegno nei confronti dei giovani studenti attraverso – non solo la Carta appena siglata – ma anche con “il bottone rosso”; vero e proprio strumento di supporto per le scuole e per segnalare eventuali criticità e irregolarità.

Non trascuriamo l’alternanza scuola – lavoro, perché, come ci ha riportato un nostro studente: «è un ottimo passo per entrare nel mondo del lavoro». Sta a tutti noi non deviare un così nobile progetto.