Le interviste di Humarker: Giancarlo Gonizzi – seconda parte


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Nato a Parma nel 1960, dopo gli studi in Biblioteconomia presso l’Università di Parma si è dedicato alla libera professione nel campo della valorizzazione dei Beni Culturali, della storia locale, della storia d’impresa con particolare attenzione all’industria alimentare e alla cultura gastronomica.                                        Consulente di Aziende, Fondazioni ed Enti Pubblici, ha curato numerose mostre, allestimenti di musei, siti internet, eventi e pubblicazioni in ambito locale e nazionale, con un assiduo riferimento alla valorizzazione della storia dell’imprenditoria e del lavoro.
Ha curato l’ordinamento di diversi archivi di impresa: l’Archivio Storico Barilla, che ha contribuito a fondare nel 1987 e a valorizzare, l’Archivio Storico delle Fiere di Parma, della TEP (Azienda trasporti pubblici di Parma), del Gruppo SAME di Treviglio (BG), ed è Vice Presidente di Museimpresa, l’Associazione di ambito confindustriale che riunisce le istituzioni culturali delle imprese italiane.
Ha coordinato tutte le iniziative del Comitato nazionale per il IX centenario della Cattedrale di Parma (2006-2008). Attualmente è curatore della Biblioteca gastronomica di Academia Barilla, coordinatore dei Musei del Cibo della provincia di Parma, coordinatore del progetto Città della memoria.


Lei oltre che coordinatore dei Musei del Cibo è anche Vice Presidente di Museimpresa (associazione di ambito confindustriale che riunisce le istituzioni culturali delle imprese italiane), come vede il rapporto tra museo e azienda, due mondi apparentemente così lontani?

Da responsabile di un archivio di impresa ho sentito l’esigenza di confrontarmi con altri colleghi su una disciplina – l’abbiamo intuito da quanto appena detto – in parte nuova e diversa dall’archivistica pura. L’incontro e il confronto con altri ha portato, ormai più di dieci anni fa, alla costituzione di Museimpresa, che è stata determinante per la promozione della cultura d’impresa quale strumento di valore in Italia.

Se io anche inventassi il più innovativo degli strumenti e lo brevettassi, il giorno dopo qualcuno sarebbe in grado di copiarlo, modificarlo e farmi concorrenza. Ma la storia – la storia della mia impresa, delle persone che l’hanno voluta e amministrata, del territorio che l’ha vista nascere e prosperare – nessuno può copiarla. O c’è o non c’è. Se una azienda produce occhiali da 100 anni, e ha superato guerre e mode, ha governato cambiamenti e tecnologie, significa che ha competenze e capacità che altri non hanno. In quest’ottica un archivio-museo aziendale è uno straordinario strumento di comunicazione di marca e di identità.

Perché secondo Lei un’azienda italiana dovrebbe creare un proprio museo d’impresa?

Un museo è – l’abbiamo appena detto – uno strumento per comunicare. Ma in maniera incisiva e coinvolgente. Chi visita un museo vive un’esperienza. Se il percorso è ben curato e la storia intrigante, può diventare indimenticabile. Non uno spot che ci scivola addosso. No. Un’esperienza memorabile, capace di collegare il vissuto personale al vissuto collettivo di quell’azienda. Strumento di comunicazione straordinario, dunque, ma selettivo e impegnativo, che richiede, all’azienda, tempi lunghi e costanza, ma che restituisce, moltiplicandoli, gli investimenti sul lungo periodo, a condizione che non sia un “parlarsi addosso”, ma un intelligente modo di rispondere alla più frequente delle domande: “ma come si fa?”. Ecco, quando un museo d’impresa racconta – attraverso oggetti, immagini e documenti – storie che spiegano come nasce un prodotto, quel museo diventa ambasciatore straordinario dell’intelligenza del nostro Paese e di quel marchio. Di più: diventa un forte attrattore capace di rafforzare l’identità di una comunità che si riconosce in quel territorio e in quel prodotto.

Come vede il rapporto tra memoria d’impresa e sviluppo economico del territorio?

Vent’anni fa il turista visitava i monumenti e i palazzi e assaggiava al ristorante i prodotti del territorio. Oggi, lo stesso turista, muore dalla voglia di vedere come nasce il Parmigiano o il Prosciutto che sta mangiando. La richiesta di “vedere come si fa” porta ad una crescente domanda turistica. Vi sono alcune aziende lungimiranti che, nel costruire nuovi stabilimenti, hanno creato percorsi sicuri di visita per ospiti e turisti. Solo per fare alcuni esempi, chi vuole acquistare una moto Ducati può visitare lo stabilimento dove “nasce” il suo mito e seguirne le varie fasi di lavorazione; ogni anno centinaia di migliaia di persone visitano il Museo Ferrari a Maranello e a Modena, creando per il territorio un indotto impensabile fino ad alcuni anni fa.

La intercomunicabilità del WEB porta ciascuno a costruire propri percorsi – virtuali – di ricerca per interessi. Così anche il turismo si va diversificando in base agli interessi personali. Un turismo d’impresa, curioso e intelligente, offre mete insolite, capaci di stimolare la curiosità e l’emozione, senza richiedere una formazione specialistica di base. Le ricadute sul territorio sono notevoli perché – se ben gestite e programmate – sono in grado di trasformare un distretto produttivo in un distretto produttivo & turistico. Un esempio minimo: il Museo del Prosciutto è stato inaugurato nel 2004. Ogni anno ha portato a Langhirano una media di 5.000 visitatori (70.000 in totale fino ad oggi) – che hanno mangiato, girato, fatto acquisti – e che, diversamente, nel centro di Langhirano non sarebbero mai arrivati, non essendoci altri attrattori turistici di rilievo. Per questa ragione un museo d’impresa non è solo “affare” dell’impresa, ma è sempre un forte attrattore per tutto il territorio e contribuisce a rafforzarne l’identità.

Infatti anche la Regione Emilia Romagna, l’unica in Italia, ha da poco indetto un bando per il 2017 in cui si cerca di aiutare l’attrattività turistica culturale e anche di incentivare le aziende tramite la creazione di musei aziendali…

La Regione ha da poco varato una legge sul turismo fortemente innovativa che non segue più, come in passato, i vari “prodotti” (mare, monti, arte, terme, …) ma che intende valorizzare i territori e le loro specificità. In questo contesto il sostegno economico alla creazione di musei per le piccole imprese, è uno stimolo estremamente importante per la creazione di nuovi poli di attrazione per i territori. In tempi recenti abbiamo visto l’agricoltura evolversi spesso in agriturismo, dando maggior valore ai propri prodotti. Un percorso non dissimile vede grandi potenzialità nell’heritage, nel racconto della storia produttiva del nostro Paese, caratterizzata da un vasto tessuto di piccole e medie imprese di forte creatività e distintività e da produzioni contenute ma di qualità. In questo senso il bando della Regione stimola la trasformazione in atto, offrendo agli operatori la possibilità di accedere a risorse per governare il cambiamento e non subirlo.

 

VIAGGIO NEL TERRITORIO CULTURALE

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